Intervista di Franco Mascarella dal settimanale “Momenti di vita locale“
Candidati riberesi alle regionali: Giovanni Caruana
E’ un politico e sindacalista di razza Giovanni Caruana, e i caratteri genetici non possono venirgli che dallo zio Girolamo Scaturro, ex deputato regionale comunista, ex presidente regionale dell’Alleanza Contadini. Emulo dello zio, faceva politica con i pantaloni corti anche tra i banchi di scuola e a quindici anni, nel 1966, era già segretario della FIGC (Federazione Italiana Giovani Comunisti) di Ribera. Oggi che quel partito comunista non c’è più, milita nella Sinistra Democratica ed è candidato all’Assemblea regionale nella lista della Sinistra Arcobaleno.
57 anni, primo di tre fratelli, sposato, due figli ( uno è consigliere comunale, l’altro iscritto alla facoltà di Agraria ), diploma di geometra all’ITCG “Giovanni XXIII” di Ribera, otto mesi alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Palermo (superati tre esami), Giovanni Caruana, per l’esperienza maturata e il ruolo che occupa nella Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), è un profondo conoscitore dei problemi economici e sindacali dell’agricoltura agrigentina. Una maturazione che è avvenuta negli anni. Subito dopo il diploma, infatti, come rappresentante politico del Pci è stato nominato responsabile della sezione di Sciacca dell’Alleanza Nazionale Contadini (antenata della Cia). Nel 1981 rientra a Ribera per promuovere la sezione locale a sezione di zona, che comprende un terzo della provincia (i paesi dell’entroterra fino a Cammarata). Rimasto sempre nell’organizzazione con varie responsabilità, oggi è uno dei tre componenti della presidenza provinciale della Cia, con la qualifica di responsabile dei settori produttivi ed economici, e direttore della CIPAAT, l’ente di formazione professionale della confederazione. In questa qualità ha partecipato alla costituzione di varie associazioni agricole come Apaoa, Coa, Associazione ulivicoltori.
Non si può dire che difettino di organizzazione gli agricoltori, eppure le cose per loro vanno sempre peggio. «E’ questa la ragione della mia discesa in campo. Nasce dalla difficoltà delle organizzazioni professionali agricole a incidere nella soluzione dei problemi della categoria.»
Che sono determinati essenzialmente…«Dalla globalizzazione, che coinvolge negativamente la nostra economia e dai due fattori di crisi dell’agricoltura: l’alto costo di produzione e la carenza strutturale della categoria».
Cosa intende per “carenza strutturale”? «La polverizzazione delle aziende (non sono da definire tali dal punto di vista economico la gran parte di esse), la loro scarsa aggregazione e l’eccessiva lunghezza della filiera. Se consideriamo che la produzione incide nel prezzo finale del prodotto agricolo per meno del 20%, ci rendiamo conto che la parte spettante a chi produce e lavora per un anno è irrisoria, di fronte poi al costo pesante che deve sostenere il consumatore.»
Quali sono, dunque, gli altri costi che concorrono al prezzo finale? «Per ogni passaggio c’è un ricarico, poi c’è il costo di selezione, pulitura, confezionamento e trasporto.»
In che modo la politica può attivarsi in favore dell’agricoltura?«Cominciando ad occuparsene; se leggiamo i programmi dei grossi partiti nazionali, ci accorgiamo che dedicano una scarsissima attenzione ai problemi del’agricoltura. Gli altri temi sono nobili, senza dubbio: dal precariato al costo della sanità e allo stesso costo della politica, ma poca attenzione è dedicata all’agricoltura. Io in questa campagna elettorale coinvolgerò gli esponenti di maggior rilievo della Sinistra Arcobaleno con iniziative a carattere provinciale e regionale per portare al centro dell’attenzione l’agricoltura meridionale e agrigentina in particolare.»
E attraverso quali percorsi la politica può incidere in un vero cambiamento?«Oggi un’azienda di cinque ettari, con la sua produzione lorda vendibile, porta a casa qualcosa come 12-13 mila euro. A conti fatti, una famiglia di agricoltori che assicura marito e moglie, deve versare allo stato il 50% del proprio ricavato per oneri previdenziali. Che cosa le resta per sopravvivere?»
Forse la risposta è che sono rimasti pochissimi agricoltori puri, in un modo o nell’altro entrano nelle loro famiglie altri redditi.«Ecco il punto! Bisogna guardare a una sana politica di riordino aziendale per costruire aziende agricole che si possano chiamare tali»
Con quali strumenti?«Contributi ed esoneri fiscali in favore di accorpamenti di aziende, mutui a lunga scadenza per l’acquisto di terreni che le rendano competitive. Così come si fa per l’industria, bisogna prendere di petto i problemi veri del settore agricolo per un processo di rimessa in moto di una macchina che oggi è ferma. Se guardiamo i dati sull’occupazione dell’ultimo trimestre 2007, mentre nel resto d’Italia è salita dell’1,86%, in Sicilia è diminuita dell’1% e in agricoltura abbiamo perduto 36 mila posti di lavoro. I lavoratori vanno via!»
I contributi per accorpare o ingrandire le aziende non ci sono già? Come hanno fatto le grosse aziende del nord, come Mezzacorona, a comprare feudi di vigneti? «Oggi non c’è niente. Quando vengono i capitalisti del nord comprano con i loro soldi.»
C’è, dunque, una convenienza a investire in agricoltura.«Chi è in condizione di chiudere in modo autonomo la filiera riesce a ottenere successi. Ci sono aziende con queste caratteristiche che riescono a vendere vini di gran pregio ad almeno 10 euro alla bottiglia. Sul fronte opposto troviamo gli agricoltori imbestialiti per l’uva pagata a 18 centesimi al chilo, cifra in valore assoluto inferiore a quanto si percepiva nell’epoca d’oro delle cantine riberesi, quando per il conferimento si ottenevano 350 lire al kg, con costi di produzione pari a un decimo di oggi. Lo stesso dicasi per le arance.»
Voi della Sinistra Arcobaleno non vi sentite soffocati, in queste elezioni, dalla presenza di due grosse formazioni politiche come il Pd e il Pdl?«Questa campagna elettorale è il primo momento di confronto con la società per la costituzione del partito della Sinistra Arcobaleno, che aspira a diventare la prima forza politica realmente di sinistra, per una scelta di parte che rappresenti il mondo del lavoro, dei bisogni sociali, le difficoltà di chi a 40 anni è ancora precario senza essere accettato dal sistema economico e bancario italiano. La scelta di chi pensa che questa società possa essere ancora cambiata.»
Lei pensa concretamente di potere essere eletto all’assemblea regionale, o considera la sua candidatura di servizio, di testimonianza? «Sicuramente la Sinistra Arcobaleno avrà la sua rappresentanza parlamentare, perché nelle due province di Palermo e Catania dovrebbe avere il quoziente pieno. Subito dopo viene Agrigento. In caso di vittoria di Raffaele Lombardo, della quota spettante alla minoranza 4 o 5 parlamentari dovrebbero spettare alla Sinistra Arcobaleno. Se da Ribera verrà fuori una mia buona affermazione, considerate le conoscenze che ho in tutta la provincia per il mio ruolo all’interno della Cia, ho buone possibilità di entrare all’Ars. Cosa che sarà ancor più realizzabile – come speriamo – in caso di una forte affermazione della Finocchiaro, perché col premio di maggioranza ci spetterebbero almeno sette parlamentari regionali.»



















